Manifesto



La Saetta giunge per compiere il cammino della Critica come criterio di salvezza.

Sotto il cielo incrostato dalle pose del teatro contemporaneo, la Saetta rivendica il baleno del sacro disgelo, della scomodità, del fastidio: la stroncatura sia un dovere d’amore.

Dove le mani sulle platee si scrosciano in un pavido applauso, sarà il fragore nella verità del disgusto a farle sanguinare.
Dove le lingue potrebbero torcersi a incensare le vette, sarà un lampo di oblio a sigillare le labbra, a lasciarle lontane e intatte.

Bufera sul grigio, quiete sullo splendore.

La Saetta, così facendo, si assume tutte le responsabilità di parola e giudizio intrapresi.
Per pensieri, opere, omissioni, non chiediamo perdono.

Perché il tempo sottratto non tornerà indietro.
Parleremo dove sporcate il silenzio.

Taceremo quando occorrerebbe non essere muti.

Non fiori, ma opere di bene.